" Il silenzio del sud "

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Messaggio Da catilina il Lun Set 15 2008, 15:26

Il silenzio del sud


di Ernesto Galli Della Loggia


«Esiste una questione meridional e nella scuola italiana? Temo proprio di sì (…). L'Europa non boccia l'Italia e i suoi quindicenni (…) ma boccia il Sud e le Isole, assai indietro rispetto alla media europea mente il Centronord la supera nettamente. (…) Le fredde statistiche rivelano un fenomeno inedito: un abbassamento della complessiva qualità scolastica nel Sud. Nel passato, in piena "questione meridionale" generale, un liceo o una scuola elementare di Napoli aveva in genere un livello analogo alle consorelle milanesi. Oggi non è più così». A parlare in questo modo non è il ministro Gelmini, il ministro della «solita destra italiana». No. E' un esponente di antica data della sinistra come Luigi Berlinguer, tra l'altro un ex ministro dell'Istruzione, in un articolo di rara onestà intellettuale pubblicato sull'Unità del 29 agosto scorso. Articolo che però, abbastanza sorprendentemente, non ha provocato neppure la più blanda protesta da parte di quella legione di politici, professori e intellettuali che invece solo pochi giorni prima si erano stracciati le vesti per le cose più o meno analoghe dette dal responsabile attuale dell'Istruzione, il ministro Gelmini di cui sopra, seppellita sotto una valanga di vituperi per il suo supposto razzismo antimeridionale.

Il fatto è che dovremmo prendere atto tutti, una buona volta, di alcuni dati di fatto. Non solo di quelli ormai notissimi delle rilevazioni Ocse-Pisa, ma anche, per esempio, della circostanza, che negli ultimi 7-8 anni i migliori piazzamenti nelle varie olimpiadi di matematica, informatica, fisica o nei certami di latino, ecc. organizzati internazionalmente, li hanno ottenuti quasi sempre studenti dell'Italia settentrionale. Così come dovremmo chiederci perché mai, di fronte a questi risultati, accade però che la maggiore concentrazione dei 100 e lode all'esame di maturità delle scuole italiane si abbia proprio in Calabria e in Puglia, o che le più alte percentuali di punteggi massimi si registrino in una scuola di Crotone (ben 34 «100 e lode »!) di Reggio Calabria (28) e di Cosenza (21), mentre i Licei Mamiani e Tasso di Roma si devono accontentare di appena due, e rispettivamente un solo, 100 e lode. Geni in erba a Crotone e geni incompresi a Friburgo o ad Amsterdam? Andiamo! E forse dovremmo pure chiederci come mai il Friuli, regione che pure fa segnare la percentuale di 100 e lode più bassa fra tutte le regioni d'Italia, veda invece poi i suoi studenti, nell'ultimo quinquennio, fare incetta di premi nelle più varie competizioni.

E' fin troppo evidente che questo insieme di dati tira pesantemente in ballo non solo la realtà scolastica ma l'intera realtà sociale del Mezzogiorno. Ne parla del resto, senza peli sulla lingua, lo stesso Berlinguer nell'articolo citato: «Gli enti locali nel Centro- nord hanno fatto in questi decenni cose straordinarie per la scuola, egli scrive (…), nel Sud tutto questo o è episodico o non c'è. Nel Centro-nord la scuola è tema che influenza le scelte dell'elettorato locale, che stimola così gli amministratori. Al Sud o è episodico o non c'è». Insomma la società meridionale presta scarsa o nulla attenzione alla sua scuola, alla qualità dell'insegnamento, perché evidentemente non le considera cose molto importanti.

Le famiglie, più che alla sostanza sembrano guardare all'apparenza dei «bei voti» comunque ottenuti. E quando la verità comincia a venir fuori — com'è per l'appunto accaduto con la sacrosanta denuncia del ministro Gelmini — allora la reazione generalizzata è quella del perbenismo indignato, del ridicolissimo «ma come!? noi che abbiamo avuto Croce e Pirandello!»: nella sostanza, cioè, è il fingere di non vedere, di non capire. E' il silenzio.

Un sostanziale silenzio sulle condizioni del proprio sistema scolastico che appare come un aspetto del più generale silenzio del Mezzogiorno. Un Mezzogiorno che ormai da anni ha cessato di parlare di se stesso e dei suoi mali, che da anni ha messo volontariamente in soffitta la «questione meridionale», che sembra ormai rassegnato a fingere una normalità da cui invece è sempre più lontano. E così la spazzatura copre Napoli, la scuola del Sud è quella che abbiamo visto, intere regioni sono sotto il dominio della delinquenza, in molti centri l'acqua ancor oggi viene erogata poche ore al giorno, i servizi pubblici (a cominciare dai treni) sono in condizioni pietose, il sistema sanitario è quasi sempre allo stremo e di pessima qualità, ma il Sud resta muto, non ha più una voce che dica di lui. Unica e isolata risuona la nota dissonante di un pugno di scrittori e di saggisti coraggiosi come Mario Desiati, Marco Demarco, Gaetano Cappelli, Adolfo Scotto di Luzio di cui sta per uscire il bellissimo «Napoli dai molti tradimenti».

Sì, l'opinione pubblica meridionale, specie quella del Mezzogiorno continentale, nel suo complesso latita, è assente. Mai che essa metta sotto esame, e poi se del caso sotto accusa, i suoi gruppi dirigenti locali di destra o di sinistra che siano; mai che crei movimenti, associazioni, giornali, che agitino i temi della propria condizione negativa; mai che da essa vengano analisi sincere, e magari (perché no?) autocritiche, dello stato delle cose e dei motivi perché esse stanno al modo come stanno.

Soprattutto sorprendente e significativo (eppure si trattava della scuola, dell'istruzione, santo iddio!) è apparso nei giorni scorsi il silenzio — o, peggio, l'adesione alla protesta perbenistico-sciovinista — da parte di tanti intellettuali. E' stata la conferma di un dato da tempo sotto gli occhi di tutti: che proprio la cultura meridionale, ormai, non si sente più tenuta a rappresentare quella coscienza polemicamente e analiticamente esploratrice della propria società, a svolgere quella funzione critica, che pure dall'Unità in avanti avevano costituito un tratto decisivo della sua identità. In questo silenzio e con questo silenzio degli intellettuali la «questione meridionale» mette davvero fine alla sua storia. Abituati a essere portatori di istanze di critica e di cambiamento, abituati cioè a svolgere un ruolo socio-culturale oggettivamente di opposizione, e dunque, almeno in questo dopoguerra, orientati tradizionalmente a sinistra, gli intellettuali meridionali si direbbe che siano rimasti vittime della rivoluzione politica verificatasi nel Mezzogiorno negli ultimi vent'anni. La vittoria della sinistra in tanti comuni e in tante regioni, infatti, se per alcuni di essi ha voluto dire l'arruolamento in questo o quell'organismo pubblico, e dunque l'assorbimento puro e semplice nel potere, per molti di più, per la stragrande maggioranza, ha significato essere privati di una potenzialità alternativa essenziale, di una sponda decisiva per il proprio ragionare e il proprio dire d'opposizione.
Dopo la vittoria della sinistra essere «contro» ha rischiato di significare qualcosa di ben diverso che per il passato: ed è stato un rischio che quasi nessuno si è sentito di correre.

Peccato però che evitare i rischi non significa in alcun modo esorcizzare i pericoli: a cominciare, in questo caso, dal pericolo di un declino inarrestabile di cui sono testimonianza proprio le brillantissime pagelle degli studenti del Mezzogiorno.
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Re: " Il silenzio del sud "

Messaggio Da aladino il Lun Set 15 2008, 18:28

Grazie Catilina, per aver citato e ripostato questa impeccabile e definitiva disamina. Anche un semiterrone come me si inchina.
(Parlo seriamente, sia chiaro)........


Ultima modifica di aladino il Mar Set 16 2008, 02:42, modificato 1 volta

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Re: " Il silenzio del sud "

Messaggio Da Cagliostro49 il Lun Set 15 2008, 23:34

Già il fatto di dividere il Paese tra nord-sud, ( dopo oltre 150 anni )è sintomatico di un fallimento. Lamentarsi ancora oggi della zavorra che rallenta la locomotiva non fa altro che peggiorare e incancrenire questo fallimento.

Le esortazioni "buoniste" di chi ci vorrebbe più europei e meno terroni,di chi dice che occorre darsi una mossa e non piangersi addosso,di chi dice che la camorra è solo una scusa,di chi vorrebbe sentirci gridare e reagire,di chi stigmatizza il nostro fragoroso silenzio,sono lo stesso linguaggio di chi insiste a voler inglobare, appiattire e unificare un target di pòpolo come se fosse un brand commerciale da esportare nel mondo.

Noi continueremo a stare in silenzio,perchè tanto parliamo due lingue diverse,perchè siamo sempre " gli ingrati briganti " che invece di applaudire i bersaglieri piemontesi,li combattèvano. Anche adesso è così,cambiano solo i musicanti ma la mùsica è la stessa. Se non avete le palle di fare la secessione, andate a farvi fòttere.......
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Re: " Il silenzio del sud "

Messaggio Da aladino il Mar Set 16 2008, 02:44

Conte nobilissimo, non ti ritenere intruppato tra i briganti.......che cosa hai a "spàrtere co chilli sfaccimme e m...."?

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Re: " Il silenzio del sud "

Messaggio Da catilina il Mar Set 16 2008, 13:53

Cagliostro49 ha scritto:

Se non avete le palle di fare la secessione, andate a farvi fòttere.......

sono d'accordo, l'iniziativa deve provenire dalle regioni ben amministrate , senza ipocrisie o sensi di colpa.
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Re: " Il silenzio del sud "

Messaggio Da Pietro il Mar Set 16 2008, 16:26

aladino ha scritto:Conte nobilissimo, non ti ritenere intruppato tra i briganti.......che cosa hai a "spàrtere co chilli sfaccimme e m...."?

Se per caso avessero vinto li avrebbero chiamati Partigiani e Padri della Patria..
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Re: " Il silenzio del sud "

Messaggio Da Cagliostro49 il Mar Set 16 2008, 19:47

aladino ha scritto:Conte nobilissimo, non ti ritenere intruppato tra i briganti.......che cosa hai a "spàrtere co chilli sfaccimme e m...."?

Oberst nonno
la mùsica è sempre quella,pur se con differenti musicanti. Noi siamo indìgeni recalcitranti,perchè diversi. Diversi nella lingua,nell'etnìa,nelle abitùdini,nella cultura,in tutto !

Il rifiuto di questo aspetto così evidente,è politicamente assai corretto e redditizio. Ma come tutto quello che è intrisecamente fariseo,serve a mascherare il fallimento di una unità nazionale che non è mai esistita,ma che bisogna far finta di aver costruito.

Perciò i "briganti" non spariranno mai. Perchè i briganti sanno di èsserlo,ma non àmano sentirselo dire ! E se si piàngono addosso,lo fanno quando non li sente nessuno.
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Re: " Il silenzio del sud "

Messaggio Da Fast il Mar Set 16 2008, 20:08

Vero : siete tendelziamente africani.
cediamo anche questa colonia. Twisted Evil
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Re: " Il silenzio del sud "

Messaggio Da Cagliostro49 il Mar Set 16 2008, 21:26

No. Voi non cedete una mazza,perchè noi stiamo bene dove stiamo. Siccome il problema è vostro,noi ci offriamo pure di tracciare il confine gratis !

Garigliano o Volturno,purchè vi togliete dalle palle. E quando volete il sole,ve lo incapsuleremo in appòsiti barattoli e ve lo spediremo contrassegno. Sennò,andàtevene ai laghi.........

Very Happy
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Re: " Il silenzio del sud "

Messaggio Da Fast il Mar Set 16 2008, 21:42

In Liguria abbiamo più sole di quanto ne abbiate in Campania. del resto, levando la costiera( e qui è magnifica pure) il resto non è che un ammasso di paesoni di cafoni.
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Re: " Il silenzio del sud "

Messaggio Da Cagliostro49 il Mar Set 16 2008, 22:32

Meglio cafoni&allegri che brontoloni&tristi ! Il Sole da voi c'è per un fatto astronòmico,insomma per contratto.

Da noi,invece, " ce sta e casa "..... Very Happy
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Re: " Il silenzio del sud "

Messaggio Da Mario Giardini il Mer Set 17 2008, 00:25

C'è un solo modo per guarire il Sud: non aiutarlo più. Così il dilemma sarebbe molto semplice: o impara a nuotare, o affoga. Che viva con e delle sue risorse.
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Re: " Il silenzio del sud "

Messaggio Da Cagliostro49 il Mer Set 17 2008, 00:59

Alleluja !
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Re: " Il silenzio del sud "

Messaggio Da reny54 il Mer Set 17 2008, 03:24

Mario Giardini ha scritto:C' è un solo modo per guarire il Sud: non aiutarlo più. Così il dilemma sarebbe molto semplice: o impara a nuotare, o affoga. Che viva con e delle sue risorse.
Almeno si terranno tutte le abitudini e i vizi che vorranno, e se li coltiveranno, tutti i delinquenti che giustificano, e se li terranno, le comunità montane a livello mare che vorranno, e se le pagheranno, tutti i forestali che vorranno, e se li pagheranno, tutti i dipendenti pubblici che vorranno, e se li pagheranno, tutti quelli che gravitano nella politica dai Bassolino alle Jervolino solo per indicare quelli finiti dove meritano, nella spazzatura ( ma per non parlare dei Veltroni, Rutelli e Marrazzo, ecc. ), e se li subiranno, tutti i maestri elementari che vorranno, e se li pagheranno, tutti i disoccupati che si creeranno, e se li gestiranno, ecc. ecc. e forse finalmente emergerà il nero italiano costituito dall’ economia sommersa meridionale con cui si pagheranno tutto questo e tutto il resto. Sanità in primis con l’ aumento di ricoveri che ci saranno.
Faranno autarchia.
Dopodichè avremo al Nord un problema d’ immigrazione frontaliera regolamentata dove avremo almeno immigrati che sono più omogenei culturalmente a noi nonostante tutto, anche se non accetteremo sulla carta nessun attestato di studio proveniente in percentuale elevatissima da baronie, mercimonio e punteggi truccati, e per il voto alle politiche del nord ... bhè ne riparliamo. Very Happy
Ma sarebbe come accogliere il figliol prodigo che non ha più diritto a nulla perché s’ è già mangiato il suo e anche parte di quella del fratello, ma lavorerà e sarà trattato con la dignità che un fratello di sangue pretende e il rispetto che meriterà come persona.

Anche se un articolo, come quello postato all' inizio, mi apre il cuore perchè se vi fosse un autocritica e un' azione conseguente da parte di tanti nel sud, sentirei di volerci andare, se potessi, per dare una mano a questi italiani del sud con la stessa volontà di quelli che lo fecero dopo l' alluvione di Firenze per riportare alla luce un patrimonio di tutti.
Poi però non vorrei trovarmi un Gheddafi con cui discutere su un' autostrada da ricostruirre : diciamo la Salerno Reggio Calabria.
Ma amministratori che vogliono un Piano Marshall per ricostruire il Sud che, offrendo con un costo del lavoro più basso adeguato al reale costo della vita, possa diventare un mercato per le aziende del Nord e per diventare più agguerriti sui mercati internazionali e crescere insieme.
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Re: " Il silenzio del sud "

Messaggio Da aladino il Mer Set 17 2008, 19:11

Ma Haider adesso che non ha un cazzo dsa fare, non potrebbe......
per un po' s' intende........

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Re: " Il silenzio del sud "

Messaggio Da Mario Giardini il Ven Set 19 2008, 21:47

reny54 ha scritto:
Mario Giardini ha scritto:C' è un solo modo per guarire il Sud: non aiutarlo più. Così il dilemma sarebbe molto semplice: o impara a nuotare, o affoga. Che viva con e delle sue risorse.

Ma amministratori che vogliono un Piano Marshall per ricostruire il Sud che, offrendo con un costo del lavoro più basso adeguato al reale costo della vita, possa diventare un mercato per le aziende del Nord e per diventare più agguerriti sui mercati internazionali e crescere insieme.
Storiella del 2 di notte.
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Cerchiamo di non dare loro altre idee su come papparsi i nostri soldi. Questa gente è riuscita a farmi andare di traverso qualcosa che pensavo non potesse mai andarvi: la solidarietà verso quelli che stanno peggio di me.
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Re: " Il silenzio del sud "

Messaggio Da Cagliostro49 il Sab Set 20 2008, 02:19

Comandante Giardini
non sia sempre così prevenuto. SI faccia un giro turistico nella zona del cosiddetto < cratere > del terremoto dell'80. E tra la Provincia di Salerno,Avellino e Potenza,potrà censire centinaia di cattedrali nel deserto,òpere faraòniche,svìncoli,strade,zone industriali,piano pip e pep che dovèvano assùmere,rilanciare,produrre,trasformare..........

Ce ne fosse una aperta. E non se ne abbia a male se queste sedicenti imprese,èrano e sono tutte del Nord. Della serie : ccà nisciune è fesso.......
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Re: " Il silenzio del sud "

Messaggio Da reny54 il Sab Set 20 2008, 03:08

Mario Giardini ha scritto:Cerchiamo di non dare loro altre idee su come papparsi i nostri soldi. Questa gente è riuscita a farmi andare di traverso qualcosa che pensavo non potesse mai andarvi : la solidarietà verso quelli che stanno peggio di me.
Quoto. Sono con lei.
Ho ipotizzato però la divisione del Paese e quindi partendo un po' dall' illusione che se un Parlamento del Nord non avesse più una classe politica al 60/70% costituita, come in tante legislature, da personale politico meridionale, nell' insieme di una politica che si sa cos' è stata, ma una classe politica a forte influenza leghista che controlla i cordoni della borsa e che investe pretendendo anche un ritorno dall' investimento ... mah !
Sento già che mi sta scrivendo se credo ancora a Babbo Natale.
Speriamo dunque che il nostro Sud non sia proprio la propaggine dell' Africa : il continente perduto.

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Re: " Il silenzio del sud "

Messaggio Da Paolo il Sab Set 20 2008, 07:49

Cagliostro49 ha scritto:Comandante Giardini
non sia sempre così prevenuto. SI faccia un giro turistico nella zona del cosiddetto < cratere > del terremoto dell'80. E tra la Provincia di Salerno,Avellino e Potenza,potrà censire centinaia di cattedrali nel deserto,òpere faraòniche,svìncoli,strade,zone industriali,piano pip e pep che dovèvano assùmere,rilanciare,produrre,trasformare..........

Ce ne fosse una aperta. E non se ne abbia a male se queste sedicenti imprese,èrano e sono tutte del Nord. Della serie : ccà nisciune è fesso.......


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Re: " Il silenzio del sud "

Messaggio Da Cagliostro49 il Sab Set 20 2008, 19:42

valdostano
e ne ho conosciuti e apprezzati tanti come te,anzi,mi sono anche vergognato nel pensare : chissà se quattro anni fa in Friuli, c'èravamo noi terroni a fare quello che questi "polentoni" fanno qui adesso.....

Continuavo a pensarlo quando a notte,li sentivo cantare attorno ad un fuoco,o in uno spiazzo circondati dai camion. E il loro canto era struggente, malinconico e maestoso come le montagne che evocava. E parlottando,mi mostravano le foto delle loro famiglie lontane......fu una grande lezione di vita.

Ma era il lato A.
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Re: " Il silenzio del sud "

Messaggio Da Mario Giardini il Sab Set 20 2008, 20:35

Cagliostro49 ha scritto:Comandante Giardini
non sia sempre così prevenuto. SI faccia un giro turistico nella zona del cosiddetto < cratere > del terremoto dell'80. E tra la Provincia di Salerno,Avellino e Potenza,potrà censire centinaia di cattedrali nel deserto,òpere faraòniche,svìncoli,strade,zone industriali,piano pip e pep che dovèvano assùmere,rilanciare,produrre,trasformare..........Ce ne fosse una aperta. E non se ne abbia a male se queste sedicenti imprese,èrano e sono tutte del Nord. Della serie : ccà nisciune è fesso.......
Qualcuno ha calcolato che durante la prima repubblica al sud sono andati 800.000 miliardi. Che avvoltoi dal nord siano calati, è fuori dubbio. Che le fabbriche tirate su e mai aperte siano tutte ascrivibili a tali avvoltoi mi pare pura propaganda.
Ma la mia critica è legata più che altro alla mentalità: lo stato è visto come dispensatore di stipendi e basta.
E più passa il tempo, più lo si pretende. Meno si produce, e più la pretesa diventa assillante. L'aspirazione principe è quella dello stipendio fisso, il posto di lavoro sotto casa. Dei KPI al sud se ne fanno un baffo. Il sud continua su questa strada e non c'è verso di vederlo cambiare: basta constatare che continua a sfornare un quantitativo industriale di laureati in materie per le quali si può aspirare, quando lo si può, solo a stipendi da fame (legge, magistero, lettere e filosofia, ecc). E solo a stipendi statali, perché con quel tipo di laurea l'80% degli studenti è destinato o alla disoccupazione o al posto statale. Ci sarà da riflettere su questo fatto oppure no? vorrà dire qualcosa se la regione Sicilia ha 26 000 impiegati e la Lombardia 3000?
L'intera spesa statale va in spesa corrente. E se uno va a confrontare le spese per unità di servizi (si fa per dire) resi dallo stato, trova quasi sempre che al sud tali spese sono doppie triple quadruple con qualità due tre quattro volte inferiore.
Domanda da quattro soldi: perché chi produce più ricchezza dovrebbe continuare a finanziare simili sprechi? Per quale motivo continuare, dopo decenni, a mantenere lo stesso atteggiamento di comprensione e di aiuti per risolvere "il problema del Sud"? Perché si dovrebbe credere che senza il Sud l'Italia starebbe peggio?
Ma io evidentemente sono prevenuto se ragiono così.
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Re: " Il silenzio del sud "

Messaggio Da Fast il Sab Set 20 2008, 22:09

Straordinario: l'unico urlo del Sud contro la camorra arriva dagli africani.
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Re: " Il silenzio del sud "

Messaggio Da Ospite il Sab Set 20 2008, 22:37

Fast ha scritto:Straordinario: l'unico urlo del Sud contro la camorra arriva dagli africani.

un tam tam con le mie congas x l'acuminata sintesi Arrow Razz

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Re: " Il silenzio del sud "

Messaggio Da Cagliostro49 il Mar Set 23 2008, 00:28

""...Ma la mia critica è legata più che altro alla mentalità: lo stato è visto come dispensatore di stipendi e basta....""

Perchè lo Stato,a queste latitudini,non ha voluto nè potuto fare altro. Come per il virus della camorra : non vuole nè può estirparlo. Pretèndere dagli abissini che si compòrtino come i varesini è pura follìa : questo è il lìmite che vi affligge.

Il voler appiattire e rèndere opaca una storia,un'etnìa,una cultura che è e rimarrà DIVERSA. Perchè è la diversità che fa crèscere,non certo l'omologazione. Che mondo sarebbe se annettiamo la Papuasia e poi pretendiamo che si tòlgano l'anello al naso ?

Noi non siamo peggiori o migliori,siamo diversi. Non lo avete voluto capire 150 anni fa e continuate a non volerlo capire oggi ! Tenètevi i consigli da fratelli maggiori e lasciàteci al nostro destino. Da noi si dice che " chi tène mala càpa,tène buono père "": se non afferrate il senso peggio per voi.

In quanto all'arguta facèzia spartana : sia chiaro che gli africani rivèstono il ruolo di vittime del razzismo e della violenza cieca,perciò fanno finta di protestare. A loro conviene ! Mentre invece dovrebbero imparare che quando si va in casa altrui,si chiede sempre PERMESSO prima di entrare.
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Re: " Il silenzio del sud "

Messaggio Da enrikoav il Mar Set 23 2008, 18:33

Mi intrometto in questa discussione postando questo articolo, tanto per non essere da meno i leghisti /nordisti non disdegnano le scorciatoie, dopo la brillante avv.ssa GELMINI ecco un'altra chicca:

ARTICOLO TRATTO DALLA http://www.lastampa.it/_web DEL 18.09.2009 DI FLAVIA AMABILE

La leghista avvocato a Napoli

Carolina Lussana ha sostenuto nel capoluogo campano gli scritti dell'esame per l'esercizio della professione

Entro la prossima settimana si saprà se Carolina Lussana avrà superato gli esami scritti per diventare avvocato. Carolina Lussana è un’onorevole della Lega Nord, 37 anni a novembre, bergamasca, bionda, molto ma molto in alto nelle classifiche di bellezza parlamentari.
Laureata in Giurisprudenza, è vicepresidente della commissione Giustizia della Camera. Quest’anno, dopo diversi anni dalla laurea, ha deciso di tentare anche l’esame di abilitazione alla professione. Come sede invece dei luoghi dove abitualmente vive, Roma e Bergamo, ha scelto Napoli.
Nel capoluogo partenopeo quest’anno la percentuale di promossi alle prove scritte in base alle prime indiscrezioni dovrebbe aggirarsi intorno al 30%, gli esami sono stati corretti da una commissione che ha sede a Roma. Agli orali la commissione invece è napoletana e da anni la percentuale di promossi si aggira intorno all’80-90%.
Onorevole, avrà seguito le polemiche nate quando si è saputo che il ministro Gelmini da Brescia si era trasferita a Reggio Calabria per sostenere l’esame.
«Sì, ma nel mio caso non c’è da fare polemiche. Quando ministro della Giusizia era Roberto Castelli abbiamo cambiato le regole. Abbiamo introdotto il sorteggio della sede che correggerà i compiti e quindi non importa dove si sostiene l’esame. Non è più possibile andare alla ricerca di esami facili».
Durante la preparazione della legge lei ha sempre dichiarato di essere contro gli esami facili.
«E coerentemente con quanto ho sempre sostenuto, anche se potevo darlo prima, ho preferito aspettare».
Così come è strutturato l’esame non da’ adito a trucchi.
«Penso che si debba fare un’ulteriore passo avanti e capire se è adeguato a selezionare chi dovrà svolgere la professione. Si parla anche di adottare sistemi diversi».
Da vicepresidente della commmissione Giustizia e praticante avrà modo di constatare che cosa non va.
«Non ho bisogno di fare l’esame per capire che cosa non va. Comunque se ne discuterà».
Onorevole, mi perdoni, ma lei dove abita?
«A Roma e a Bergamo»
E perché ha scelto di dare l’esame a Napoli, allora?
«Non avrei potuto frequentare a Bergamo perché vivo tra Roma e Bergamo e allora faccio pratica da un avvocato che ha lo studio a Roma e a Napoli. Ma gliel’ho detto: con me non c’è da fare polemiche».
E la pratica lei la fa a Roma o a Napoli?
«A Napoli».
E perché se abita a Roma e a Bergamo?
«Perché mi è stata data la possibilità di frequentare uno studio a Napoli. Mi era venuto comodo così».
L’onorevole chiude con fare brusco la telefonata. C’era ancora una domanda da farle: se ha cambiato residenza come prevede la legge.

enrikoav

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Re: " Il silenzio del sud "

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