Piero Chiara e la sessualità di d'Annunzio

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Piero Chiara e la sessualità di d'Annunzio

Messaggio Da gbg il Lun Set 15 2008, 10:47

La biografia di Gabriele d’Annunzio
pubblicata da Piero Chiara nel 1978 ebbe molto successo e pochissima utilità
per gli studi dannunziani. Nella mia recente biografia del Vate – per fare un
esempio - Chiara viene citato due volte, una per la splendida descrizione della
Roma di fine Ottocento, un’altra per la curiosa definizione dell’attività
sessuale di d’Annunzio, detta “istituzionale”.




Chiara non afferrò né la modernità di d’Annunzio né la complessità del
personaggio, tutt’altro che un semplice decadente bensì il precursore di una
cultura e di stili di vita che andarono ben oltre il fascismo, fino a farne uno
dei grandi libertari del Novecento. La biografia piacque perché Chiara era un
bravo scrittore, certo, e puntiglioso nel descrivere quasi giorno dopo giorno
la vita del biografato. Ma piacque anche perché era carica di un’antipatia
antidannunziana ancora di moda nel 1978. E anche perché insisteva fin troppo proprio
su quelle attività sessuali, peraltro deprecate dal Chiara perbenista e
moraleggiante.




Il quasi-inedito pubblicato l’altroieri dal Giornale (l’introduzione a una parte delle lettere inviate a
Barbara Leoni) ne è la conferma. Benedetto Croce, antidannunziano spietato ma
di sostanza, definì quelle lettere “il più meraviglioso epistolario d’amore”,
mentre per Chiara si trattava di un qualcosa “tra realismo e sozzeria”. Già la
definizione di “sozzeria” fa venire i brividi a chi – e credo che ormai siamo i
più – considera perfettamente lecito e pulitoqualsiasi comportamento sessuale fra adulti consenzienti. Non si
capisce, inoltre, come l’”ossessiva sensualità” di d’Annunzio, “con tutte le
sue componenti psicopatologiche”, possa essere associata a una “natura
primitiva” riconducibile “a un mondo faunesco di pastori abruzzesi”. La
sessualità di d’Annunzio era tutta cerebrale, quali che fossero le sue
attuazioni pratiche: basterebbe pensare a quanto gli piaceva farsi “maculare di
morsi” mentre stava appoggiato a un albero “come un San Sebastiano”. Inoltre
Chiara trascurò di sottolineare che Barbara, tutt’altro che uno stinco di
santa, riuscì nella difficile impresa di far disperare per gelosia un
d’Annunzio innamorato: “Risparmiami la vista delle tue lividure. Io non so
pensarci senza raccapriccio”, le scrisse dopo avere scoperto sul corpo della
donna segni non lasciati da lui.




A Chiara sfuggì che in d’Annunzio sessualità e letteratura sono legate
inscindibilmente, che l’una nasce dall’altra e viceversa. Lo scrisse lo stesso
interessato, che vede nella forza della propria sessualità “là donde è per
sorgere la mia potenza di domani, là dov’è per formarsi tutta la ricchezza del
mio destino. Se mi guardo bene a dentro, dalla voce che sola mi giova ricevo il
maschio comandamento di non mai reprimere, di non mai opprimere questa forza
spaventosa e portentosa che è all’origine di tutta la mia prole spirituale, di
tutta la mia progenie geniale. La mia divinazione mi fa certo che, oggi e
domani e fino al transito, l’opera di carne è in me opera di spirito, e che
l’una e l’altra opera concordano nell’attingere una sola unica bellezza” (Lo splendore della sensualità, 1924).
Insomma, se ci piace l’Alcyone è bene
sapere che lo dobbiamo anche a quella sessualità che disturbava Chiara, e non
soltanto lui.




Quanto al d’Annunzio descritto come fosse soprattutto un erotomane
maniacale, è il caso di rilevare che – per lavorare alle sue opere, tante e
straordinarie – era capace di rinunciare lungamente alle gioie del suo
“gonfalon selvaggio”. Per stendere Il piacere,
rinunciò anche alla compagnia di Barbara, ritirandosi per mesi in un ex
monastero sperduto, in clausura volontaria, tetragono alle lusinghe minacciose
dell’amante che gli chiedeva di raggiungerla. Ecco una delle risposte, tutte
simili: “Io sono risoluto di non muovermi di qui se non avrò finito, perché ora
amo il mio libro sul quale ho sudato
e spasimato.” Forse, se Luigi Pirandello avesse letto qualcuna di quelle
lettere, avrebbe evitato di dichiarare, riferendosi a d’Annunzio, che “la vita
o si scrive o si vive”. E se Chiara avesse amato di più le opere di d’Annunzio,
avrebbe avuto più comprensione anche per le sue allegrie, tutto sommato così
innocenti.
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Re: Piero Chiara e la sessualità di d'Annunzio

Messaggio Da Liutprando il Lun Set 15 2008, 11:13

Forse il d'Annuzio ispira antipatia per la vita piuttosto facile che il tempo gli ha consentito.
Certo che Piero Chiara, uno tra i pochissimi scrittori italiani degni, nei suoi romanzi ha sempre una carica sensuale più maschia e "fascista" che non d'Annunzio. Forse perché quest'ultimo andava "oltre il fascismo".
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Re: Piero Chiara e la sessualità di d'Annunzio

Messaggio Da Walter Jeder il Lun Set 15 2008, 14:16

Ormai delle inclinazioni sessuali del Vate si occupa anche il Sito "SuperPippa" che si compiace delle "cavalcate" con Fiammadoro..
Inutile cercare di arginare, con qualche altra notazione sull'uomo che vada al di sopra della cintura, la diffusione del modello di Cultura Diffusa e Popolare che Web propone ed amplifica. Non c'è salvezza..
D'altra parte i trasgressivi Pornofili di oggidì non fanno che banalizzare abbeveradosi ad un sapere, si fa per dire, che ha trovato negli uomini di Chiesa per mezzo secolo un formidabile amplificatore. Ricordo un modesto e un po' pittoresco insegnante di religione che rispondeva alle mie curiosità di ragazzo sull'opera di Gabriele d'Annunzio liquidandolo con un lapidario: "Quello? Era solo un grandissimo porconcellaccio..". Lodevole stimolo, come poi accadde, per approfondirne la conoscenza.
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Re: Piero Chiara e la sessualità di d'Annunzio

Messaggio Da aladino il Lun Set 15 2008, 14:36

Concordo con GbG.
Il libro di Chiara lo acquistai e dopo un paio di pagine usato per scopi pratici.
Il rancore e/o l'inferority complex degli untermenschen genera mostri( e stronzate inarrivabili)

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Re: Piero Chiara e la sessualità di d'Annunzio

Messaggio Da Ospite il Lun Set 15 2008, 15:00

Interessante questa sottolineatura, da parte di GBG, della "sessualità cerebrale" di D'Annunzio ("l'opera di carne è in me opera di spirito") che spazia oltre il clichè della sua straripante sensualità.

E comunque dico, alla faccia dei tanti che sembrano temere (invidiare?) certe "allegrie innocenti": Eia Eia Alalà per il Vate (ipse) e la sua polimorfa sessualità.

A 13 anni mi comperai una delle prime ed. Oscar Mondadori de "Il piacere": mi aveva accalappiato quella Giuditta/Salomè che faceva occhiolino dalla copertina. Man mano che mi lasciavo catturare dalla scrittura, pur non avendo ancora intrecciato la mia sessualità con quella di altre persone, me ne andavo anch'io a ruota libera su e giù per la scalinata di Trinità dei Monti sulla scia di quell'Andrea Sperelli di cui respiravo i sentimenti aggrovigliati e l'irrequietudine: "io sono camaleonte,chimerico,incoerente,inconsistente.Qualunque mio sforzo verso l'unità riusciva sempre vano". Lui stava là, nel tramonto della Roma umbertina, io ottantanni dopo in una cameretta della bassapadana: ma lo sentivo vicino a me.
Senza briglie.

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Re: Piero Chiara e la sessualità di d'Annunzio

Messaggio Da malcolm il Lun Set 15 2008, 18:50

“Tu non conosci questi luoghi: sono divini. La foce dell'Arno ha una soavità così pura che non so paragonarle nessuna bocca di donna amata” (Lettera del 7 luglio 1899 all'editore Treves).

La donna , le donne - a meno che non sia la Donna di Mantinea del Simposio platonico - sono per un poeta come le sirene che vogliono condurre alla morte Ulisse. Qui "morte" significa fine della ispirazione poetica.

Ma anche per D'Annunzio il divino della natura e l'ispirazione poetica, una volta lontano dalle donne, sono più forti e pure delle loro bocche; perfino la bocca della amata è niente.
Mi chiedo se la famigerata sessualità di D'Annunzio non sia stata sostanzialmente provocata dalle donne che incontrò. Tranne la Duse.

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Re: Piero Chiara e la sessualità di d'Annunzio

Messaggio Da Liutprando il Lun Set 15 2008, 19:05

Ma nessuno conosce Chiara?
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Re: Piero Chiara e la sessualità di d'Annunzio

Messaggio Da Nazarine il Lun Set 15 2008, 19:16

si, ho letto piero chiara ma gbg mi ha fatto innamorare di un d'annunzio che la scuola mi aveva fatto detestare
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Re: Piero Chiara e la sessualità di d'Annunzio

Messaggio Da malcolm il Lun Set 15 2008, 19:17

Nazarine, come sei innamorata!

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Re: Piero Chiara e la sessualità di d'Annunzio

Messaggio Da aladino il Lun Set 15 2008, 19:32

Liutprando ha scritto:Ma nessuno conosce Chiara?

Ma Chiara nostra?

aladino

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Re: Piero Chiara e la sessualità di d'Annunzio

Messaggio Da Ospite il Lun Set 15 2008, 20:25

study
Liutprando ha scritto:Ma nessuno conosce Chiara?

O Longobardo, sì lo conosciamo. tongue
Piero Chiara e le sue nebbie non solo lacustri ma anche interiori... L'uovo al cianuro e altre Storie... eppoi Il piatto piange e La stanza del vescovo, che bontà sua traghetto al cinema per noi comuni mortali nazional-popolari. Manca all'appello Vedrò Singapore? che prima o poi abborderò sperando sia su una falsariga più alla Ammaniti, ce l'ho lì al calduccio per le serate autunnali.
Non capisco comunque perchè un tipo così si sia accanito su Casanova (altra biografia) e D'Annunzio. O forse posso capirlo. Compensazione?
Tu piuttosto, o Longobardo, conosci Andrea Vitali? study
Pare l'epigono di cotanto Chiara. Stavolta lago di Como e non più lago Maggiore, però stesse atmosfere provinciali d'un piccolomondoantico che ora non c'è più: dalla Finestra vistalago in poi ha sbancato il botteghino con le sue zitelline-modiste-figlie del podestà e signorine Tecle Manzi.
Insomma: venga a prendere il caffè da noi.
Due acquarellisti lacustri. bounce

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Re: Piero Chiara e la sessualità di d'Annunzio

Messaggio Da Liutprando il Lun Set 15 2008, 20:26

"Ma Chiara nostra?"
Se di nome fa Piero sì.
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Re: Piero Chiara e la sessualità di d'Annunzio

Messaggio Da Liutprando il Lun Set 15 2008, 20:31

Papaio ha scritto:study
Liutprando ha scritto:Ma nessuno conosce Chiara?

O Longobardo, sì lo conosciamo. tongue
Piero Chiara e le sue nebbie non solo lacustri ma anche interiori... L'uovo al cianuro e altre Storie... eppoi Il piatto piange e La stanza del vescovo, che bontà sua traghetto al cinema per noi comuni mortali nazional-popolari. Manca all'appello Vedrò Singapore? che prima o poi abborderò sperando sia su una falsariga più alla Ammaniti, ce l'ho lì al calduccio per le serate autunnali.
Non capisco comunque perchè un tipo così si sia accanito su Casanova (altra biografia) e D'Annunzio. O forse posso capirlo. Compensazione?
Tu piuttosto, o Longobardo, conosci Andrea Vitali? study
Pare l'epigono di cotanto Chiara. Stavolta lago di Como e non più lago Maggiore, però stesse atmosfere provinciali d'un piccolomondoantico che ora non c'è più: dalla Finestra vistalago in poi ha sbancato il botteghino con le sue zitelline-modiste-figlie del podestà e signorine Tecle Manzi.
Insomma: venga a prendere il caffè da noi.
Due acquarellisti lacustri. bounce

Certo che conosco Vitali. Dany ci epistola. Nel senso che si scrivono (qua son tutti carogne, meglio precisare Smile ).

"Vedrò Singapore" è da leggere. Ci si può sentire nel tempo descritto quasi in soggettiva.
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Re: Piero Chiara e la sessualità di d'Annunzio

Messaggio Da gbg il Lun Set 15 2008, 21:39

I commenti dei lettori del Giornale

#1 drazen (10) - lettore


il 15.09.08 alle ore 9:58 scrive:




Sì, e l'"antipatia" nel libro di Chiara verso d'Annunzio è confermata
dal continuo, quasi maniacale, ragionieristico riferimento ai debiti
del Poeta, dal Liceo Cicognini al Vittoriale, alla sua fame
inestinguibile di denaro, con i milioni (di allora!) elargiti da
Mussolini purchè ... non scrivesse, infiammando i reduci del Quarnaro.










#2 Biri107 (281) - lettore


il 15.09.08 alle ore 12:19 scrive:




Che Chiara non abbia capito che in d’Annunzio "sessualità e letteratura
sono legate inscindibilmente", mi sembra davvero assurdo, giacché ne
abbiamo decine di esempi, non solo in letteratura ma in tutte le forme
di espressione artistica. Sono fermamente convinto che a rovinare
irreparabilmente la figura di D'Annunzio sia stata la sua fama di "vate
del fascismo". Tutto qui. Fosse vissuto in un'altra epoca, o meglio
ancora se fosse stato "antifascista", D'Annunzio sarebbe ora il più
grande poeta italiano, e sul suo erotismo si sarebbero fatti dei film.
Moravia, Fo, Guttuso (insieme a centinaia di altri artisti e
intellettuali) l'avevano capita e si sono affrettati a saltare il
fosso. E ora infatti sono considerati dei grandi artisti. D'Annunzio
invece è solo uno zozzone.






15.09.08 alle ore 12:32 scrive:



Chissa'se,in tempi di puntini sulle i sulla Storia,anche D'Annunzio
trovera' il posto che gli compete nella letteratura italiana e nella
poesia.Sono cresciuta nel clima antidannunziano che oggi si cerca di
smantellare o almeno di riequilibrare.Alcune sue cose mi
piacevano,altre mi risultavano decadenti e,con il suo tipo di eros, mi
puzzavano di morte,di decomposizione.Una reazione epidermica che
metteva comunque in conto la domanda:ok eros e thanatos,niente di
particolarmente dannunziano.Ma come appaiargli l'energia,lo
stravolgimento dei costumi cosi'precursori di quel che sarebbe stato,la
fantasia non solo barocca?Credo che rileggero' D'Annunzio alla luce dei
nuovi studi su di lui e di visioni diverse da quelle che sino ad ora
son state unanimi,di sostanziale condanna non solo dell'uomo,ma di
tutta la sua opera.Senza dimenticare che il giudizio negativo veniva
soprattutto dal fatto che fosse "fascista"(senza tanti distinguo)e
moralistico (per le sue acrobazie sessuali particolari).
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La presidentessa del Vittoriale su d'Annunzio e Chiara

Messaggio Da gbg il Mar Set 16 2008, 11:24

Egregio Direttore,


studiosi e lettori di professione, anche eccellenti, hanno
nuociuto a d’Annunzio e continuano a nuocere visto che «Il Giornale» del 13
settembre scorso ripropone acriticamente opinioni vecchie di oltre trent’anni, alle quali ieri ha già ribattuto a
dovere Giordano Bruno Guerri. Mi riferisco al discutibile punto di vista di
Piero Chiara, che risale al 1976, sulle lettere del poeta a Barbara Leoni.
Discutibile perché intanto non è vero che si tratta «del più grande amore che d’Annunzio
ebbe nell’arco della sua intera esistenza», dove si commette il plateale errore
di scambiare il documento superstite con la realtà e con la vita, che sono ben altra
cosa. I documenti vanno infatti valutati, comparati e interpretati. Se, a fronte delle mille e più
lettere di Gabriele a Barbara (fra il 1887 e il 1892), Piero Chiara avesse
potuto leggere le mille e più lettere (fra il 1896 e il 1904) di Gabriele a
Eleonora Duse, probabilmente avrebbe cambiato opinione. Come certo l’avrebbe
cambiata se avesse letto le innumerevoli, splendide lettere (fra il 1906 e il
1908) a Giuseppina Mancini. Lettere che però restano inedite e frequentare gli
archivi è faticoso, mentre di quelle a Barbara si sa fin dal 1935, grazie al
primo acquirente, Mario Gabello, al quale la stessa Barbara le aveva vendute
«in vecchiaia per sopperire ai gravi e urgenti bisogni». Così informa
Chiara, senza chiedersi perché mai un’anziana signora, che vive di
carità in un Convento di suore, non crede opportuno, al momento della vendita,
di purgare minimamente il carteggio. Avrebbe spuntato di sicuro la stessa cifra
anche togliendo dal mucchio le lettere scabrose o almeno le scabrosissime. Ma
Chiara non si fa domande e dice sbrigativo la prima cosa che gli viene in mente
purché in sintonia con la vulgata:
per avere successo – regola d’oro! – bisogna sempre confermare le opinioni correnti.
Ed ecco un d’Annunzio erotomane, su cui magari calcare la mano (con eccessi
degni di Lumbroso: «componenti psicopatologiche che sono presenti nella sua
natura»); ed ecco la povera vittima innocente, la preda sedotta e abbandonata.
Si vede che le mille e passa lettere di Gabriele a Barbara erano troppe per
leggerle dalla prima all’ultima e troppa briga prendere in considerazione
quelle di lei a lui: inedite e invendute. Chiara avrebbe appreso con vivo
stupore – lo stesso, a un certo punto,
di Gabriele («Chi avrebbe mai potuto imaginare una cosa simile?», lettera del
16 gennaio 1892) – che Barbara frequentava
assiduamente la nota «mezzana» Clo Albini. Perché una relazione tanto disdicevole,
che alimenta le peggiori dicerie?
Perché, risponde Barbara sulla difensiva, deve a Clo molto denaro e per
troncare deve saldare il debito. Se questo è un modo per batter cassa, bussa
alla porta sbagliata, in quanto Gabriele, allora a Napoli, è più che mai
squattrinato. Squattrinato al punto che, trovandosi a Roma, non può permettersi
l’albergo e incontra Barbara proprio nella casa d’appuntamenti della suddetta «mezzana»,
provandone poi un umiliante disagio: «mi son sentito stringere il cuore quando,
per nascondere a qualche amico, che le circostanze mettevano su la strada, il
luogo del nostro convegno, dovevo inventare qualche favola o mentire» (lettera
del 26 maggio 1892).



A vent’anni Gabriele è
inesperto e le donne la sanno più lunga di lui, che tarda ad aprire gli occhi.
A sentire Scarfoglio, anche Maria Gravina, l’amante che soppianta Barbara, si
prostituisce… Quanto alle madonne incautamente collocate sugli altari, tutte
hanno per parte loro registrato l’eccellenza delle prestazioni erotiche di
d’Annunzio, tali (stando alle minute descrizioni nelle lettere più infuocate a Barbara che
datano – si badi – dopo il disinganno)
da fare veramente felice una donna; prestazioni tutt’altro che
«psicopatologiche». Ma qui, nel giudizio, entra in gioco il «comune senso del
pudore», determinato dalle convenzioni appunto sociali e dall’esperienza
personale. Quella di Chiara, in merito, deve essere stata pessima se giudica
deviato un amante che invece a letto conosce il fatto suo. E intanto Barbara
non solo gradisce le lettere erotiche, ragione sufficiente a giustificarle, ma
rassicura il mittente, che non dovrà temere rivali: «Tu sai bene quale amante
sei tu». Purtroppo, gli mancavano i soldi.



Insomma basata con i
giudizi nocivi e sbrigativi. E basta con i concorrenti lividi d’invidia. Non
c’è scrittore, a cominciare dai coevi Pascoli o Pirandello, che non abbia
maldigerito la fortuna di d’Annunzio con le donne (era malato di satiriasi!) e
la fortuna di d’Annunzio con il pubblico (copiava versi e prose!); per non dire
delle sue splendide dimore (invase dal cattivo gusto!), della sua destrezza sportiva
e delle imprese di guerra (tutte millanterie!). Come perdonargli di aver preso
addirittura una città … Avventure esaltanti che bisogna deprimere e Chiara
parla insensatamente di «destino di tristezza senza fine».



Bisogna andare fuori
d’Italia per un ritratto equo di d’Annunzio, fra i contemporanei. Perché il
«Giornale» non pubblica le pagine di Romain Rolland? Scriveva, fra l’altro, nel
1940, riferendosi al combattente: «Qualunque cosa abbia scritto, il suo sangue
lo loda». E aggiungeva, a buon conto di ogni Piero Chiara: «La sua vita fu
un sfida sprezzante nei confronti di un’epoca
debole e occhiuta, che lo ammirava denigrandolo e aspettandolo al varco, pronta
a morderlo, che l’avrebbe divorato se egli non l’avesse soggiogata».







Annamaria Andreoli




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Re: Piero Chiara e la sessualità di d'Annunzio

Messaggio Da aladino il Mar Set 16 2008, 11:55

Liutprando ha scritto:"Ma Chiara nostra?"
Se di nome fa Piero sì.



cheers cheers cheers cheers cheers

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Re: Piero Chiara e la sessualità di d'Annunzio

Messaggio Da aladino il Mar Set 16 2008, 11:59

Ma certo chi non conosce Alvaro Vitali e il Maetro Manzi.
Non e' mai troppo tardi................
Battuta a parte, ah il lago di Como , quanti ricordi.......un infanzia felice pur se ...mitragliata, prima e dopo la guerra

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Re: Piero Chiara e la sessualità di d'Annunzio

Messaggio Da Fast il Mar Set 16 2008, 12:07

Strano : a leggerlo Piero Chiara non mi pareva un moralista borghese.
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Re: Piero Chiara e la sessualità di d'Annunzio

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