"atei in crisi:Dio non è uno sconosciuto".

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"atei in crisi:Dio non è uno sconosciuto".

Messaggio Da Ospite il Sab Ago 23 2008, 05:37



Per "Fondazione Liberal"





Atei in crisi:
Dio non è uno sconosciuto





di Michael Novak [15 agosto 2008]





Un recente sondaggio del Pew Forum, cui hanno risposto 35mila persone, ha rilevato qualcosa di affascinante riguardo agnostici e atei. Metà dei primi, sorprendentemente, “vive in Dio”, nel senso che lo considera una forza universale, una fonte primordiale, interiore, e il 21% di chi si dichiara ateo è in qualche modo credente. Secondo il rapporto dell’istituto di sondaggio la visione di coloro che rifiutano la religione è quella di un Dio concepito come una sorta di persona, nel senso ebraico/cristiano del termine; uno che discerne, comprende, sceglie e decide. E’ questo dunque il motivo per cui atei e agnostici provano gusto nell’esistenza del male? Perché ritengono che questa smentisca l’esistenza di un Dio buono e giusto? Supponiamo allora che non ci sia alcun Dio; il male continuerebbe ad esistere. Gli atei ritengono forse che l’ateismo e il male siano adatti l’uno all’altro? Il fatto che un bambino possa essere picchiato e disperato in qualche modo è un argomento convincente per l’ateismo? Christopher Hitchens ha sostenuto che prima di oggi l’umanità ha sofferto millenni di malattie, cataclismi, massacri e carestie senza alcun intervento divino, e che, se un essere umano avesse deliberatamente deciso di porre centinaia di milioni di suoi simili in un analogo stato di pericolo, sarebbe stato considerato un mostro.

Ne consegue che se Dio ha voluto questa lunga, triste e sofferta storia, egli, nella sua onniscienza e onnipotenza, è un mostro anche peggiore. Ma le cose ci appaiono davvero migliori se pensiamo che la sofferta evoluzione umana sia stata un percorso predeterminato? La visione del mondo degli atei è oggettivamente più triste di quella degli ebrei e dei cristiani, perché ritengono che soffrire sotto il peso del male sia privo di senso, e lo stesso vale per ogni sforzo contro la malvagità. Tutto, nel mondo ateo, inizia e finisce per caso, e pochi di loro sembrano rigorosamente onesti come Friedrich Nietzsche, il quale riteneva che se Dio è morto è sperabile pensare che la ragione da sola sia in grado di conferire senso alla vita, ma la ragione è stata messa da parte dal caso. Ci sono, naturalmente, dei “laici santi” come l’eroico dottor Rieux, la cui storia è narrata da Camus ne La peste. Molti atei oggi lavorano duramente negli ospedali, nelle cliniche e nei laboratori, tentando di attenuare le sofferenze che gli umani continuano a patire a causa di terribili malattie, incidenti automobilistici, cataclismi naturali e problemi psicologici, mentre altri lavorano per lenire i disturbi psichici, quindi non pochi atei praticano una forma di santità.

E certamente, come Camus ha puntualizzato, questi laici santi somigliano molto a quelli ebrei e cristiani che nel corso dei secoli si sono preoccupati di alleviare le sofferenze, di portare cure e comodità e di rendere questo mondo un po’ più buono, sincero, giusto e sensato. A parte la mancanza di sinagoghe e chiese, si chiedeva Camus, che cosa distingue questi umanisti laici da quelli ebrei e cristiani? Gli uni e gli altri hanno trovato un grande significato nel loro lavoro, e hanno anche combattuto per molto tempo sotto la bandiera della compassione (un sentimento che disgustava Nietzsche), piantata per primi dall’ebraismo e dal cristianesimo. Sotto questo vessillo, San Tommaso D’Aquino postulò l’impressionante idea che questo mondo, per essere buono, abbia bisogno dell’esistenza del male, che non è una cosa, un oggetto fisico. S. Tommaso rifiutava categoricamente la filosofia orientale che divideva il mondo in Bene e Male e li considerava equivalenti, egualmente sostanziali, attivi e potenti. Non è così. Tutto ciò che il Bene più grande ha creato è impregnato di sé, ma il mondo, nella sua totalità, per essere buono, deve essere popolato dalle creature più belle e più simili a Dio, creature capaci di intuizione e scelta, qualità che richiedono libertà mentale e volontà. Solo a questa perfezione naturale può essere adattato il concetto di “immagine di Dio”.

Il Dio ebraico offre ad ogni uomo e donna la sua amicizia, li tratta come esseri liberi e non come schiavi, ma tale libertà richiede che Dio crei un mondo nel quale l’essere umano possa scegliere deliberatamente di abbandonare il bene. Questo è ciò che S. Tommaso definiva colpa: una deviazione ponderata e voluta dal bene, un’assenza, una carenza. Thomas Jefferson scrisse che “il Dio che ci ha dato la vita ci ha dato anche la libertà”, e gli esponenti dell’illuminismo anglo-americano credevano che nella guerra tra americani e inglesi del 1776, sebbene entrambi onorassero lo stesso Dio, il Dio della libertà avrebbe favorito coloro che combattevano per essa, e non contro di lei. Un mondo in cui la libertà possa fiorire deve essere un mondo di leggi, regole e occasioni, ma anche un mondo di imprevisti, casi, fortuna, sorpresa e suspance. Il finale di una storia dipende dal fatto che il mondo non sia il mero risultato di una somma numerica, di una logica ferrea e di inflessibile aritmetica, ma anche di grande fede e di “moltitudini prospere e rumorose”.

Anche la luce “superiore” delle scienze avanzate (così astratte e lontane dalla corporeità) deve essere, in un mondo libero, costituita non solo dall’aritmetica, dalla geometria e dal ragionamento deduttivo, e perfino la matematica pura richiede un mondo reso intelligibile dalla statistica e dal caso. In un mondo simile non ci può essere libertà umana senza la possibilità di allontanarsi dal bene. Varie forme di rifiuto e di irresponsabilità, ed anche la resa della ragione alla spontaneità e alla passione, devono avere qualche buona probabilità di entrare in gioco. “Se gli uomini fossero angeli” queste eventualità potrebbero non esistere, ma gli uomini non sono angeli: dunque una repubblica libera, costruita per gli uomini così come sono, deve essere pensata per quelli che talvolta peccano.

Come osservò S. Tommaso, se riflettiamo sul mondo impariamo che senza il male la virtù non potrebbe toccare gli apici di nobiltà, compassione e amore che qualche volta effettivamente raggiunge. Il Creatore non era un utopista, e il suo proposito non era quello di creare un mondo confortevole e privo di dolore solo per il piacere umano, anzi. Il mondo così com’è comporta tempi di dure prove e grandi dolori, lungo i quali il filo dorato della storia è la libertà, e questa, alla fine, è la storia dell’ebraismo e del cristianesimo della quale mi sento parte.



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Re: "atei in crisi:Dio non è uno sconosciuto".

Messaggio Da malcolm il Dom Ago 24 2008, 09:18

"L'incredulità ha le proprie profondità esattamente come la fede" E. M. Cioran

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Re: "atei in crisi:Dio non è uno sconosciuto".

Messaggio Da Chiara il Lun Ago 25 2008, 16:08

Christian1985 ha scritto:

... Secondo il rapporto dell’istituto di sondaggio la visione di coloro che rifiutano la religione è quella di un Dio concepito come una sorta di persona, nel senso ebraico/cristiano del termine; uno che discerne, comprende, sceglie e decide. E’ questo dunque il motivo per cui atei e agnostici provano gusto nell’esistenza del male? Perché ritengono che questa smentisca l’esistenza di un Dio buono e giusto?

A parte il fatto che chi rifiuta la religione non necessariamente è un ateo o un agnostico, chi ha detto che queste persone provano gusto per l'esistenza del male?

Supponiamo allora che non ci sia alcun Dio; il male continuerebbe ad esistere. Gli atei ritengono forse che l’ateismo e il male siano adatti l’uno all’altro? Il fatto che un bambino possa essere picchiato e disperato in qualche modo è un argomento convincente per l’ateismo? Christopher Hitchens ha sostenuto che prima di oggi l’umanità ha sofferto millenni di malattie, cataclismi, massacri e carestie senza alcun intervento divino, e che, se un essere umano avesse deliberatamente deciso di porre centinaia di milioni di suoi simili in un analogo stato di pericolo, sarebbe stato considerato un mostro.

All'articolista sfugge il piccolo particolare che l'onere della prova spetta a chi sostiene l'esistenza di qualcosa, non la non esistenza di essa. L'ateo non vede il male come la prova dell'inesistenza di Dio, semplicemente perché non spetta a lui provarla.

Ne consegue che se Dio ha voluto questa lunga, triste e sofferta storia, egli, nella sua onniscienza e onnipotenza, è un mostro anche peggiore. Ma le cose ci appaiono davvero migliori se pensiamo che la sofferta evoluzione umana sia stata un percorso predeterminato? La visione del mondo degli atei è oggettivamente più triste di quella degli ebrei e dei cristiani, perché ritengono che soffrire sotto il peso del male sia privo di senso, e lo stesso vale per ogni sforzo contro la malvagità. Tutto, nel mondo ateo, inizia e finisce per caso, e pochi di loro sembrano rigorosamente onesti come Friedrich Nietzsche, il quale riteneva che se Dio è morto è sperabile pensare che la ragione da sola sia in grado di conferire senso alla vita, ma la ragione è stata messa da parte dal caso.

Ammesso e non concesso che la visione religiosa sia più consolante (ma ogni ateo ha le sue risposte e le sue motivazioni, l'ateismo non è una religione) non per questo rende più probabile l'esistenza di Dio. Anzi rende più probabile l'ipotesi che la divinità sia una creazione della mente umana per dare un senso all'esistenza.

Il resto dell'articolo sono pippe mentali per giustificare il male nella visione ebraico cristiana: il male sarebbe una conseguenza del libero arbitrio donatoci da Dio, o forse addirittura una necessità per esercitare il libero arbitrio.
Oltre al fatto che ciò non prova l'esistenza di Dio, ciò è palesemente falso. Non tutto il male è conseguenza del libero arbitrio umano, si pensi a catastrofi naturali, malattie, ma anche a delitti commessi da persone folli. E infine, a che serve avere il libero arbitrio se poi si viene puniti per le scelte contrarie alla volontà divina?


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Chiara

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Re: "atei in crisi:Dio non è uno sconosciuto".

Messaggio Da Ospite il Lun Ago 25 2008, 17:11

Nessuno vieta di vivere senza Dio (nemmeno Dio).
Il peccato peggiore non è il seghino che ci si fa da ragazzini (consiglio di smettere,mal di testa),la fumatina di maryuana (consiglio sempre di smettere) o chissà quali altre cose.
Il peccato,quello vero,è non riconoscere la sua esistenza e potenza.
Per Dio tu puoi essere anche una brava persona ma se non lo riconosci....magari chiude un occhio....spero.

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Re: "atei in crisi:Dio non è uno sconosciuto".

Messaggio Da Ospite il Lun Ago 25 2008, 17:13

Mi piace sottolineare che ciò che dico è frutto delle analisi di ciò che leggo e credo,non di cose inventate da ubriaco o da drogato.

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Re: "atei in crisi:Dio non è uno sconosciuto".

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