integrazione -altro errore concettuale di fondo-

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Re: integrazione -altro errore concettuale di fondo-

Messaggio Da Cagliostro49 il Mar Lug 08 2008, 18:45

Grifo ha scritto:
peppedrago ha scritto:
Beh, quella della farfalla è una bella secchiata di merda in faccia, non c'è dubbio. E' sempre un piacere vedere giantonto ricoperto di caldo e fumante letame.
Temo però che il tipo, noto coprofago, se ne avvantaggi, ma tant'è.

K

sto cominciando a pensare che tu sia molto meno intelligente di quanto sperassi.

come mai?

Grifaccio : òttima ragione per non dileggiare il mio post sul " pensare ". Ma visto che comunque sei tardivo,va bene lo stesso......... Cool
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Re: integrazione -altro errore concettuale di fondo-

Messaggio Da Ospite il Mar Lug 08 2008, 22:49

non ho risposto a tono perche' non ho niente da dire a Farfalla.
non penso di essere integrato.
penso di appartenere alla fascia minoritaria di persone che, avendo ricevuto un'educazione dai propri genitori, capisce qual e' il suo ruolo e semplicemente, da ospite, non rompe le palle.

ci sono persone italiane, qui, che criticano bush. io non critico nessuno, lavoro e mi faccio i fatti miei.

credo che per vari motivi sono troppo diverso da queste persone per integrarmi foss'anche solo perche' ormai ho 40 anni, ho radici in italia eccetera.

quindi per rispondere alla sua domanda: non sono in nessun ghetto.
sono nel mio privato villino con giardino e boschetto e mi faccio gli affaracci miei, sapendo di essere ospite e non rompendo le palle.

ma in questo sono aitutato dalla monoliticita' di fondo dell'america.
dove non esiste gente che ucciderebbe un americano per far vincere un'ideologia. questo conto e' stato saldato nel 1865, ad appomattox, e la direzione s'e' presa allora.

situazione molto diversa che in italia, dove chi rompe i coglioni sarebbe disposto a fare fuori altri italiani pur di veder prevalere la propria religione e lasciando che la feccia extracomunitaria scorrazzi imperturbata. giudici inclusi.

nessun americano mi approverebbe o mi giustificherebbe se facessi il romeno in america. mi schiafferebbero dentro e butterebbero via la chiave.
tra l'altro la corte suprema ha sentenziato pochi giorni fa che la discriminazione nell'assegnazione delle celle nelle carceri e' incostituzionale e quindi ora che mischiano tutte le gang e le razze mi ritroverei sicuramente con qualche bel negro in cella a fargli lavori di bocca.
non se ne parla.

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Re: integrazione -altro errore concettuale di fondo-

Messaggio Da Farfalla il Mer Lug 09 2008, 20:27

Grifo,
integrarsi non vuol dire rinnegare la propria patria.
Integrarsi (almeno in Italia) vuol dire cercare di diventare come un italiano qualunque. Se ci riesci buon per te. Se non riesci, o non vuoi, o non ne sei capace... razzi tuoi, ma il diverso non è tanto apprezzato.
Non saprei come funziona negli States.

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Re: integrazione -altro errore concettuale di fondo-

Messaggio Da Tolly il Mer Lug 09 2008, 22:17

Scusa farfalla questa certezza sull' integrazione in Italia da cosa è data ?
Un italiano qualunque, chi sarebbe ? Quello di cui sopra ? Mi pare un poco troppo generalistica come definizione.
Il diverso non è apprezzato ?
Magari nella tua realtà.

In Italia, l' Italia che vedo io non sono apprezzati gli arroganti e gli stupidi, a prescindere dal colore della pelle. Vi e' una discriminazione tra chi lavora e chi no, questo è vero ma non è legata al colore della pelle, alla religione o vivadio ai propri orientamenti.

Con la differenza che l' Italiano medio, quello di cui tu parli ( e mi sembra anche con un accento di disprezzo ) è l' Italiano che poi tira avanti la baracca e permette a tanti altri di poter essere eccellenze riconosciute.
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Re: integrazione -altro errore concettuale di fondo-

Messaggio Da Farfalla il Gio Lug 10 2008, 00:54

Tolly,
non c'è nessun disprezzo nelle mie parole. Non mi permetterei mai.
Quello che volevo dire è che secondo me in Italia non potrà mai esistere un Chinatown vero e proprio, una zona pakistana piuttosto che un quartiere polacco (ho citato alcune nazioni solo a titolo di esempio). Non sono usi e costumi. Ma lo sono in altre città europee.
Non è una critica la mia, ma una semplice constatazione. In Italia il diverso (=straniero) si deve omologare per essere considerato integrato. (ovviamente è nient'altro che la mia personalissima opinione)

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Re: integrazione -altro errore concettuale di fondo-

Messaggio Da reny54 il Gio Lug 10 2008, 03:38

Farfalla ha scritto:Integrarsi vuol dire cercare
di diventare come un italiano qualunque
.
Non saprei come funziona negli States. Arrivare in Italia in tutta legalità, imparare decentemente l' italiano, anche in a casa coi figli, comprar casa, prendere la cittadinanza ... non è un esempio d'integrazione ? Voglio dire che secondo me in Italia non potrà mai esistere un Chinatown … In Italia il diverso ( = straniero ) si deve omologare per essere considerato
integrato.

E dove si omologa, per integrarsi dove ?

Per quanto riguarda gli States già abbiamo detto che puoi essere quello che vuoi, ma dentro le regole loro : fatti tutti i cavoli tuoi secondo le tue regole, ma se tra le tue regole ci fossero, faccio per dire, l’ infibulazione e l’ escissione e la poligamia o la poliandria, e negli States fossero severamente proibiti, col cavolo che le accettano o chiudono un occhio o aprono un dibattito sul relativismo culturale.
Qua da noi sarebbe inimmaginabile non aprire un “ tavolo “ e dibattere su ciò che infrange le nostre abitudini o le nostre regole. Regole ?

Negli States, discussioni fatte anche nel precedente forum e dimostrate dai fatti dopo l’ 11 settembre, ci sono democratici e repubblicani che lottano aspramente per la leadership, ma stringi stringi sono orgogliosi del loro Paese, o se volete degliinteressi del loro Paese, e non c’ è politica repubblicana o democratica che non sia alla fine politica statunitense : lineare e coerente.

In Italia, il discorso prenderebbe tempo e quindi semplifichiamo, c’ è chi vorrebbe un Paese diverso e chi è sempre pronto a bombardarlo e quindi l’ uno riesce a costruire poco e l’ altro continua a danneggiarlo. Una situazione libanese.

A me è rimasta impressa un’ intervista al giudice Nordio che aveva fatto un ritratto della giustizia italiana tale da farmela sembrare al Corano dove dentro, mi pare di poter dire, puoi trovare tutto e il contrario di tutto.
Nordio diceva che in Italia anni di politica emergenziale avevano portato alla formulazione di leggi restrittive, e poi sull’ onda di fatti di un certo rilievo si era arrivati, al contrario, alla formulazione di leggi garantiste.
E così per molto tempo.
Dimodochè oggi un malvivente, a cui un giudice applicando una legge restrittiva apre le porte del carcere in entrata, si trova le porte del carcere aperte in uscita per una legge garantista applicata da un altro giudice.
Spiegami uno straniero in che cazzo di tessuto inesistente si dovrebbe integrare se valutasse la situazione per quella che è : un Paese che non ha identità, perché nel migliore dei casi è diviso ancora tra guelfi e ghibellini : dove c’ è un’ anomalia di più, cioè di una parte che si incazza con l’ altra se malauguratamente questa riesce a raggiungere il governo e la stessa si incazza con l’ altra pure quando dal governo la manda via perché, comunque, l’ altra esiste sulla faccia della terra. Un Paese dove una parte è sempre l’ Umberto Eco che con repulsione porge e ritira repentinamente la mano al Bondi o dove il Papa è buono, il Bossi è buono, chiunque è buono se buono con l’ una parte.

Praticamente in Italia uno si integra in qualcosa che non esiste e che, se anche rappresentasse un qualcosa di virtuale, non ha in sé nulla in grado di dettare un minimo di regole super partes e soprattutto che le faccia rispettare . Il tapino si integrerebbe nel caos, dove qualcuno ovviamente sguazza a dovere dopo averlo istituzionalizzato. E nel caos ognuno si muove come vuole, soprattutto se il caos è con lui. E da noi il caos in qualche modo è alleato di tutti quelli che entrano.

Ovviamente poi proprio chi sente forti certi valori, che dovrebbero essere più identificativi della nostra Italia, succede che non è italiano : così abbiamo i Magdi Allam che si sentono più italiani degli italiani : rispetto della legge, del tessuto culturale e religioso, delle alleanze internazionali, delle scelte nei teatri di crisi, ecc.
Che la sinistra italiana(?) ormai ci abbia svenduti, e che noi siamo visti come nulla, è palese. Basta vedere anche queste ultime ore dove si attacca il governo sul fatto di non fare, ovviamente, mari e 3monti.
E sono gli stessi che scientemente hanno bruciato entrate straordinarie negli ultimi due anni creando più spesa pubblica e che ora dopo aver sovraccaricato all’ inverosimile il Paese attacca il governo che faticherà a cavare sangue dalle rape e che se ci riuscirà lo caverà dalle rape più rosse.
Loro, che hanno firmato i trattati sul commercio mondiale che senza raziocinio hanno aperto alla globalizzazione, che avevano un Piano di domino del Paese
che non importava quanto costava perchè una volta terminata l’ occupazione sarebbe stata comunque la parte degli italiani nemica a pagare. Col Paese, a parte le loro isole d’ affari, in proprio o coi loro alleati esterni, che doveva, o deve, diventare colonia, e noi consumatori non più produttori, non più quindi italiani, diluiti in un Europa da cui altri tentano di divincolarsi.

Personalmente vorrei essere padrone di un’ Alitalia degli italiani e non dei sindacati e del loro motore e di una Malpensa per Alitalia o comunque riferimento strategico e non supporto per un AirFrance senza più Alitalia.
Voglio Berlusconi e tutti noi, non Prodi e tutti loro, anche se sarebbe bello poter dire impegniamoci per noi tutti e per poter " integrare " chi vuole essere dei nostri, in un Italia nostra.

Notte e, ovviamente, divagazioni personali.

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Re: integrazione -altro errore concettuale di fondo-

Messaggio Da Ospite il Gio Lug 10 2008, 04:04

Grifo ha scritto:l'integrazione NON esiste.
a meno che non diventiamo tutti negri e con gli occhi a mandola e parliamo tutti la stessa lingua sperando non sia il dialetto delle valli bergamasche.

io le minoranze relative non le sopporto, con questo bisogno di volere essere a tutti i costi parificate.
la parita' non esiste se non nel politicamente corretto.

esempio per tutti dovrebbe essere la comunita' cinese. nessuno li vede, nessuno li sente.
hanno capito perfettamente come operare l'integrazione vera: crearsi un micro universo e viverci felici.

qui dove vivo se sei dominicano vivi a haverstraw, se sei messicano nel sud bronx, se sei irlandese nel nord bronx. se sei ebreo a suffern, se sei di razza mista vivi a spring valley. i cinesi vivono a china town. i finocchi emigrano a san francisco o giu' nel greenwich village. a stony point in 2 anni ho visto, dove vado a fare colazione, 6 negri e 5 cinesi in totale.
questo sarebbe l'esempio da imitare.

omosessuali, negri, bianchi, milanisti, comaschi e comunque qualunque entita' in minoranza relativa, sara' sempre discriminata.
lottare contro la natura umana e' impossible.


Se non esiste l'integrazione cerchiamo almeno di integrare il Buon Senso.

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