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Regole

Messaggio Da Michele DBE il Sab Lug 05 2008, 14:06

Da tempo frequento l'ambiente del rugby, diciamo quindi che la filosofia di questo sport un poco la conosco...proprio ieri sera parlavo con un giocatore argentino, che lavora molto con i bambini durante il campo estivo.
Mi spiegava come riescono ad assimilare facilmente poche e fondamentali regole per poter vivere (bene) all'interno del gruppo, come riescono a rispettarle senza necessariamente annoiarsi, come, dopo pochi giorni, riescono già a trasmettere questi principi ai nuovi arrivati.
Insomma, 33 bambini che passano 9 ore con una sola persona, senza che questa debba necessariamente sgridarli ed urlare tutto il tempo; regole davvero semplici, che rasentano quelle di un asilo nido eppure, con ragazzi dai 6 ai 9 anni non ci sono problemi.
Mi domando quindi, da buon bambino, quali sono quelle poche regole fondamentali che dovrebbero ordinare la nostra società e che possono essere rispettate da tutti?
Chi, a parte la famiglia, è in grado di insegnare queste "piccole" cose?
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Re: Regole

Messaggio Da Fast il Sab Lug 05 2008, 15:11

Forse può insegnarle chiunque abbia l'autorità sufficente per farlo.
Il punto sono: pche e fondamentali regole.
Poche e fondamentali ma Regole, applicate senza discussione.
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Messaggio Da Ishtar il Sab Lug 05 2008, 15:20

Fast ha scritto:Forse può insegnarle chiunque abbia l'autorità sufficente per farlo.
Il punto sono: pche e fondamentali regole.
Poche e fondamentali ma Regole, applicate senza discussione.


!!
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Messaggio Da Chiara il Sab Lug 05 2008, 15:28

Unica regola: chi rompe paga.
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Messaggio Da Cagliostro49 il Sab Lug 05 2008, 21:02

Grande il rugby ! E' lo sport per eccellenza perchè si sublima e si nobìlita "nel 3° tempo"........ drunken
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Messaggio Da Mario Giardini il Mar Lug 08 2008, 16:41

I bambini dai 6 ai 9 anni non contestano né chi impone le regole né le regole medesime. Sarà che con gli adulti la cosa è diversa e quindi chiedersi chi può imporre le regole e quali regole sia un esercizio un tantino futile?
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Messaggio Da Ospite il Mar Lug 08 2008, 17:05

Michele DBE ha scritto:Da tempo frequento l'ambiente del rugby, diciamo quindi che la filosofia di questo sport un poco la conosco...proprio ieri sera parlavo con un giocatore argentino, che lavora molto con i bambini durante il campo estivo.
Mi spiegava come riescono ad assimilare facilmente poche e fondamentali regole per poter vivere (bene) all'interno del gruppo, come riescono a rispettarle senza necessariamente annoiarsi, come, dopo pochi giorni, riescono già a trasmettere questi principi ai nuovi arrivati.
Insomma, 33 bambini che passano 9 ore con una sola persona, senza che questa debba necessariamente sgridarli ed urlare tutto il tempo; regole davvero semplici, che rasentano quelle di un asilo nido eppure, con ragazzi dai 6 ai 9 anni non ci sono problemi.
Mi domando quindi, da buon bambino, quali sono quelle poche regole fondamentali che dovrebbero ordinare la nostra società e che possono essere rispettate da tutti?
Chi, a parte la famiglia, è in grado di insegnare queste "piccole" cose?

il rugby, che ho giocato qualche anno, e' uno sport che non lascia spazi ad individualismi.
si gioca in 15, sempre in attacco o in difesa, e si soffre tutti assieme per 80 minuti.
chi gioca a rugby deve avere un certo tipo di mentalita', ovvero quella di riuscire a cooperare in schemi piu' o meno complessi, al raggiungimento dell'obbiettivo. che e' uccidersi prima di cedere, anche se si perde.

il tuo ragionamento e' applicabile anche agli adulti, specialmente nell'ambiente dei corpi militari d'elite, dove solitari, asociali e brillantoni non vengono ammessi o comunque scartati appena individuati.

la societa' non e' selettiva. tutti hanno il diritto di essere cio' che piu' pare. nessuno deve richiede di entrarci e ci si trova dalla nascita.
nella societa' solo chi lavora all'opposto, in modo distruttivo, viene punito. gli esempi che porti e i miei sono esempi costruttivi e volontari.

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Messaggio Da Michele DBE il Mar Lug 08 2008, 20:31

Mario Giardini ha scritto:I bambini dai 6 ai 9 anni non contestano né chi impone le regole né le regole medesime. Sarà che con gli adulti la cosa è diversa e quindi chiedersi chi può imporre le regole e quali regole sia un esercizio un tantino futile?

non necessariamente.
trovo difficile in questo momento poter individuare una o più regole comuni a tutti che scandiscano la civile convivenza.
ho l'impressione che da molti punti di vista siano saltati un po' gli schemi.
sono conscio del fatto non tutti la pensano come me o hanno valori simili ai miei, ed è proprio questo che mi spinge a chiedermi dove si trova un comune denominatore che ci permetta (ideologie a parte) una serena e civile convivenza
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Re: Regole

Messaggio Da Michele DBE il Mar Lug 08 2008, 20:34

Grifo ha scritto:
il rugby, che ho giocato qualche anno, e' uno sport che non lascia spazi ad individualismi.
si gioca in 15, sempre in attacco o in difesa, e si soffre tutti assieme per 80 minuti.
chi gioca a rugby deve avere un certo tipo di mentalita', ovvero quella di riuscire a cooperare in schemi piu' o meno complessi, al raggiungimento dell'obbiettivo. che e' uccidersi prima di cedere, anche se si perde.

il tuo ragionamento e' applicabile anche agli adulti, specialmente nell'ambiente dei corpi militari d'elite, dove solitari, asociali e brillantoni non vengono ammessi o comunque scartati appena individuati.

la societa' non e' selettiva. tutti hanno il diritto di essere cio' che piu' pare. nessuno deve richiede di entrarci e ci si trova dalla nascita.
nella societa' solo chi lavora all'opposto, in modo distruttivo, viene punito. gli esempi che porti e i miei sono esempi costruttivi e volontari.

non pensavo ad una selezione sociale, come ho scritto a Mario, penso che manchi qualcosa che ci unisca, alla base
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Messaggio Da Mario Giardini il Mar Lug 08 2008, 22:44

Michele DBE ha scritto:
Mario Giardini ha scritto:I bambini dai 6 ai 9 anni non contestano né chi impone le regole né le regole medesime. Sarà che con gli adulti la cosa è diversa e quindi chiedersi chi può imporre le regole e quali regole sia un esercizio un tantino futile?

non necessariamente.
trovo difficile in questo momento poter individuare una o più regole comuni a tutti che scandiscano la civile convivenza.
ho l'impressione che da molti punti di vista siano saltati un po' gli schemi.
sono conscio del fatto non tutti la pensano come me o hanno valori simili ai miei, ed è proprio questo che mi spinge a chiedermi dove si trova un comune denominatore che ci permetta (ideologie a parte) una serena e civile convivenza
Rispetto per il luogo in cui sei nato, per la famiglia dalla quale provieni, per le tradizioni che hai ereditato. Senso di appartenenza culturale, non politica o puramente di sangue e razza, ad un gruppo sociale e a una entità geografica che comunque riconosci come tua. Rispetto (senza sudditanza) per i grandi, della tua e altrui terra, che ti hanno preceduto. Orgoglio per i contributi che tu ed i tuoi conterrani hanno dato, e danno, allo sviluppo dell'umanità. Voglia di appartenere a un villaggio più grande, senza abiurare quello nel quale sei nato. Ecco: con il '68 abbiamo perso tutto questo. Probabilmente sarebbe avvenuto comunque, ma in maniera graduale, con la possibilità che ai vecchi dei si sostituissero dei nuovi. Non è accaduto. I comuni denominatori non ci sono più e non c'è la stoffa, in generale, che permetta di inventarne di nuovi. Volevamo la casa nel bosco. Abbiamo tagliato gli alberi per far la legna. Ora la casa è costruita. Il bosco, però, non c'è più.
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